July 25, 2014 11:04 AM CEST

Fernando Sor: Studio op. 6 n. 9 (n. 13 della raccolta Sor - Segovia)

Lezione

Author: Eduardo. 3204 Reads
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É uno studio specifico sulle scale per seste, pertanto va introdotto nel repertorio dello studente per un approfondimento aggiuntivo e per l'integrazione delle specifiche dinamiche nel contesto di altri aspetti tecnici di ordinario utilizzo, ad esempio il barrè, le scale per terze, le note tenute, gli accavallamenti delle dita della mano sinistra, ecc.

Come regola generale lo studente dovrà assimilare la pratica della preparazione anticipata delle dita della mano sinistra, identica a quella applicata nell'esercitazione giornaliera delle scale melodiche per seste a modello. Ad esempio nelle battute 1-2 la necessità di preparare le dita 1° e 2° dietro il 4° e il 3° si ripete tre volte. Tale comodo accorgimento, anche con dita e circostanze dinamiche differenti, si ripresenterà un considerevole numero di volte, se applicato, per analogia, si avvantaggerà la resa sonora del brano e si garantirà una maggiore sicurezza esecutiva.

Va notato che l'uso del mezzo barrè, nonostante sia stato da noi scartato nelle scale a corde doppie di uso giornaliero, allo scopo di concentrare la specificità dell'esercitazione, nello studio in esame si è preferita la piena reintegrazione avvantaggiando l'aspetto esecutivo del brano. Va quindi notato che, per motivi di opportunità, stessi raggruppamenti di note vengono trattati con diteggiature diverse; ad esempio nella battuta 3 il 4°, 5° e 6° raggruppamento di seste vengono eseguiti con il mezzo barrè.

Alla battuta 4, per agevolare la continuità del suono nel passaggio da la a sol#, dal 4° al 5° ottavo, già sul primo tempo della battuta si è predisposto lo scivolamento del 3° dito verso il la ed il 2° sul fa proprio per avere il 1° dito libero per la preparazione sul sol#.

Si produce un considerevole guadagno di energie se, come avviene nella battuta 10, le dita 1 e 2, impiegate sul 2° ottavo, vengono mantenute ferme nella medesima posizione anche dopo l'esecuzione, dal momento che le stesse note si ripresentano sul 3° movimento della stessa battuta.

La battuta 11 è iniziale del secondo dei quattro settori che compongono lo studio; è identica alla battuta 13. Dal punto di vista dinamico è organizzata in maniera atipica: allo scopo di dare una adeguata continuità ai due fa, della tessitura grave, serve provocare due restringimenti della palma della mano con i rispettivi accavallamenti di 2-3-4 con una lieve differenza nel secondo dal momento che il 4° dito va collocato sulla prima corda anziché sulla seconda.

Purtroppo nella battuta 12 il do, sempre della tessitura grave, andrà eseguito con il 2° dito, forse penalizzando la mano per l'eccessiva estensione, che però permette il mantenimento della nota per il suo giusto valore. Altra alternativa valida potrebbe essere l'utilizzo del 3° dito con il successivo accavallamento di 3-2-4 all'inizio del 2° movimento, il tutto per permettere sempre il prolungamento del do.

Sull'ultimo tempo debole della battuta 15, sembrerebbe inopportuno l'uso del barrè intero per l'esecuzione del fa. Invece, se la punta della falangetta del 1° dito, cioè del barrè, raggiunge appena la 5ª corda, con buona accortezza, si ha la possibilità di raggiungere, quando occorre, il si bemolle senza interrompere la sesta la-fa che deve opportunamente legare con la terza do-mi del primo movimento della battuta 16.

Per tutta la battuta 16 sino a metà della 17 si susseguono, nei due sensi, 5 mezzi barrè che obbligano all'acquisizione della pratica dello scivolamento della falangetta del 1° dito nella sua anomala, in quanto flessa, posizione. Il 3° dito che esegue il do del 3° movimento sarà mantenuto fermo sulla 5ª corda fino alla sua ripetizione all'inizio del 2° movimento della misura 18.

La battuta 19 inizia la terza sezione dello studio; l'unica diteggiatura proponibile della mano sinistra, al fine di dare continuità e senso alle tre voci, conduce ad una eccessiva estensione per il raggiungimento del mi bemolle con il 4° dito sulla 5ª corda, mentre il 1° dito mantiene la continuità dal do al do# scivolando di un tasto e ancora di un altro tasto per il re della battuta 20.

Nella misura 20, come nella prima e nella decima, il primo blocco di dita 1-2, dopo la percussione delle corde, va mantenuto sino al sol-mi della suddivisione debole del 3° movimento.

La terza voce, tessitura grave, nella battuta 21, rischia di essere deteriorata dal primo re che, a vuoto, vibra accavallandosi al successivo do#. É necessario, quindi, fare in modo che il pollice, in automatico, subito dopo l'esecuzione del do#, si appoggi adeguatamente sulla 4ª corda interrompendone la vibrazione. La circostanza si verifica una sola volta in quanto al re su corda libera segue sempre un suono da costruire sulla medesima corda cioè il mi ed il fa#. Ovviamente poggiando un dito della mano sinistra su una corda che vibra il suono si interrompe.

Analogo episodio si verifica alla battuta 25.



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